Il Rinoceronte: Simulacro Cosmico dell’Umana Assurdità?

(part. 2)

di Valerio Elia*

IL SIMBOLO DEL RINOCERONTE  

“Il rinoceronte è l’unico animale che trasporta un’incredibile somma di conoscenza cosmica all’interno della sua armatura.”

Così Salvador Dalì descrive l’animale-totem che Ionesco utilizza per costruire la sua commedia. La storia iconografica del rinoceronte è assolutamente peculiare e potrebbe dar ragione della scelta di renderlo il punto focale di un’opera che tratta la dimensione dell’Uomo contemporaneo in un Universo che ha perso il suo significato. 
L’immagine del rinoceronte è protagonista di una vera e propria epopea iconografica. L’Arte rappresenta il volto di una società, fornisce una forma al pensare collettivo: ogni epoca ha bisogno di modelli di orientamento capaci di recare pensabilità al mondo stesso fornendone delle rappresentazioni. È simile in questo ai simboli del sogno che danno forma all’inconoscibile. “Eh sì, sogno… la vita è un sogno” dice Ionesco per bocca di Bérenger, facendo probabilmente riferimento alla necessità dell’Uomo di calarsi in un Universo simbolico per quanto irreale possa essere. 

La Xilografia di Durer come modello significante

Nel 1515 compare la prima rappresentazione di un rinoceronte, si tratta di una xilografia realizzata da Durer a seguito dell’arrivo presso la corte portoghese del primo esemplare di rinoceronte che l’Europa potesse ammirare dopo più di un millennio. Gli ultimi esemplari, infatti, erano stati importati dagli antichi Romani per realizzare spettacoli e combattimenti negli anfiteatri. Era stato battezzato Ulisse, per via del lungo viaggio affrontato dall’India, in questo modo venne subito investito da un’aura eroica. Ulisse era un rinoceronte Asiatico, aveva pertanto un unico corno, cosa che cozzava drammaticamente con le testimonianze dei grandi autori dell’Antichità, tra cui Plinio il Vecchio e Tucidide, che descrivevano il rinoceronte come bicorne, dal momento che vennero in contatto con esemplari africani che posseggono, appunto, due corni.

Il culto Umanistico dell’Antichità veniva così pericolosamente minacciato per l’inattendibilità dei testi Classici. In più, le testimonianze di Marco Polo avevano sovrapposto il rinoceronte asiatico -monocorne- alla leggendaria immagine dell’unicorno. Si tratta di una questione marginale solo in apparenza: il numero di corni del rinoceronte fu oggetto di un acceso dibattito filologico durante tutto il Rinascimento poiché quel dettaglio rappresentava la possibilità di affidarsi agli Antichi, fondamento dell’intero dispositivo di valori Rinascimentale. Per questa ragione Ionesco ripropone la stessa diatriba nel suo testo svelando l’insensatezza dell’affidarsi ad un qualsivoglia sistema di credenze ed esaltandone l’assurdità con un dialogo esilarante: 

BERENGER  … sì, un pedante che non è nemmeno sicuro delle sue cognizioni zoologiche… già,  perché, tanto per cominciare, è il rinoceronte asiatico che ha un solo corno,  mentre invece quello africano ne ha due!   (Gli altri personaggi si scostano dalla casalinga​ -a cui è morto il gatto-​ per  avvicinarsi a Jean e Berenger che discutono ad alta voce)   
JEAN  (a Berenger) Lei si sbaglia, è il contrario!  
VECCHIO SIGNORE  (a Berenger) Sì, credo proprio che abbia ragione lei. Il rinoceronte d’Asia ha due  corna, mentre il rinoceronte d’Africa ha un corno solo.   
DROGHIERE   Ma veramente il signore sosteneva il contrario.   
DAISY   (a Berenger) Sbagliavate tutti e due!   
VECCHIO SIGNORE   (a Berenger) Lei non s’era sbagliato.   
DROGHIERE   Chiedo scusa, io credo proprio che abbia ragione il signor Jean.   
PADRONE   (alla droghiera) Suo marito ha ragione: il rinoceronte d’Asia ha due corna, mentre  quello d’Africa dovrebbe averne due. E viceversa.   

Nel XVI secolo, tuttavia, fu la versione monocorne di Durer a diffondersi: la sua xilografia vendette migliaia di copie e fu presa come modello di miriadi di rappresentazioni nei dipinti, nelle sculture e nei libri di storia naturale. Per quasi trecento anni il rinoceronte di Durer pervase l’immaginario collettivo non solo in Europa, ma anche nelle Americhe. Tale successo fu alimentato dalla risonanza che ebbe l’evento nella cultura di massa, l’arrivo del rinoceronte Ulisse generò la curiosità di sovrani e ispirò composizioni poetiche. Il fatto stesso che l’esemplare fosse stato trasportato fino in Europa dall’India rappresentava, infatti, la grandezza delle innovative tecniche ingegneristiche navali; in più significava ammirare quanto descritto nei testi Antichi: il rinoceronte era il punto di congiunzione tra l’Antichità classica e l’innovazione e, pertanto, incarnazione del Rinascimento stesso. Non a caso fu inviato a Roma, come omaggio al Papa Leone X, nella speranza che si potesse organizzare un combattimento con altri animali esotici replicando il modello Romano. Per via di una tempesta, Ulisse morì durante il trasporto: giunse a Roma solo il suo corpo impagliato che fu comunque oggetto di riproduzioni come nella “Creazione degli Animali” di Raffaello. 

Ma era ancora la xilografia di Durer ad essere presa a modello: Alessandro de’Medici utilizzò quella iconografia per rappresentare il suo motto “non torno indietro senza vincere”. Il rinoceronte non era più un animale, ma un simbolo che sintetizzava il valore Rinascimentale, investito di significati sacri, militari e intellettuali, congiungeva il futuro ed il passato, il nuovo e l’antico, la padronanza dello spazio e del tempo, era diventato l’emblema del sistema culturale Rinascimentale. Il paradosso fu che finanche nelle regioni esotiche in cui era possibile osservare rinoceronti dal vivo, continuava ad essere presa a modello la stampa di Durer, malgrado gli evidenti difetti anatomici, tra cui un corno sul collo. Gli errori di Durer erano stati determinati dal fatto che egli non ebbe mai la possibilità di vedere l’esemplare dal vivo, ne riprodusse una rappresentazione grafica solo sulla base di descrizioni e testimonianze che era riuscito a raccogliere.

Il significante si impone così sul significato, il simbolo si impone sulla realtà stessa disvelando una necessità ancestrale dell’essere umano. Umberto Eco scrive nel suo “Trattato di Semiotica generale” che le ​scaglie e le piastre imbricate della xilografia di Durer divennero un elemento necessario per raffigurare l’animale, anche per chi conosceva meglio la sua anatomia, visto che solo quei segni grafici convenzionalizzati possono denotare ‘rinoceronte’ al destinatario del segno iconico. E’ il significato simbolico, mitologico, il sistema mimetico di riferimento a dare senso alla realtà. In Ionesco si legge:   

BOTARD   Mai visti, ripeto! Tranne che sulle illustrazioni dei libri di testo… Uhm… mi pare proprio che questi rinoceronti siano sbocciati dalla fantasia […] Il vostro rinoceronte è un mito!   
DAISY   Un mito?  
BOTARD Precisamente: un mito! […] Un fenomeno di psicosi collettiva, caro Dudard: psi-co-si col-let-ti-va! Proprio come la religione, che è l’oppio dei popoli!    

La finzione, l’illusione dei sistemi culturali garantisce il rifugio in un mondo di fantasia, in uno spazio non saturato dalle contingenze reali, bensì insaturo, adatto a contenere il processo dell’astrazione con i suoi prodotti. Ionesco fa dire al personaggio di Daisy nel rivolgersi a Bérenger che rifiuta l’adesione al gruppo dei rinoceronti:  

DAISY Non ti credevo così realista, ti credevo molto più poetico. Non hai un po’ di fantasia?  Vedi: ci sono tante realtà diverse. Scegli quella che ti piace di più. Cerca di evadere nella fantasia. 

Dalì e il Rinoceronte

La xilografia di Durer ha viaggiato nello spazio e nel tempo fino ad arrivare su una parete della casa d’infanzia di Salvador Dalì. Il più celebre esponente del surrealismo ne rimase come stregato per tutta la sua vita artistica: egli riteneva che nel corno del rinoceronte fosse racchiusa la spirale logaritmica ideale, la forma più perfetta della Natura. Leonardo da Vinci aveva studiato la struttura geometrica del girasole con un’analisi delle curve logaritmiche: Dalì notò la sagoma perfetta delle corna del rinoceronte nell’incrocio delle spirali del girasole. 

Secondo Dalì, inoltre, il rinoceronte “non si accontenta di portare sulla punta del naso una delle più belle curve logaritmiche, ma anche nel suo didietro porta una specie di galassia di curve logaritmiche in forma di girasole”. Dalì riconobbe nella “Merlettaia” di Vermeer un legame col corno del rinoceronte, al punto da volerne dipingere una rivisitazione in presenza di un esemplare, nel parco zoologico di Parigi.

il corno del rinoceronte, per Dalì, è la base essenziale di ogni estetica casta e violenta, è simbolo dell’enigma stesso della vita. Esso assume un ruolo sacro nel puntare verso una Madonna-Gala e verso Dio partendo dall’immagine del Cristo di “Assumpta Corpuscularia Lapislazulina” (1952), per poi venire introiettato come custode dell’essenza dell’esistenza dentro l’Uomo, come in “Madonna Microfisica” (1954) -e tanti altri dipinti di Dalì- dove il corno sembra rappresentare l’elemento basico della vita ed è iconicamente utilizzato per scomporre ed analizzare il corpo umano fino alla sua natura più autentica, come fosse l’atomos in cui ricercare la Verità: i corni del rinoceronte si fanno allegoria delle molecole di DNA e della cellula neuronale

Questo permette di approfondire un elemento sostanziale che l’opera di Ionesco rivela chiaramente: quello del XX Secolo è un Uomo che si è reso indipendente da tutto ciò che lo circonda, l’assenza di legami gli garantisce la possibilità di inventare se stesso senza l’imposizione di un ideale normativo a cui aspirare. I comportamenti esterni vengono fatti risalire a cause primarie poste all’interno dell’individuo, i fatti esteriori perdono il loro primato diventando fattori secondari che possono ricondurre, in ogni caso, alla causa primaria, quella interiore, tramite l’interpretazione e la tecnologia scientifica. A proposito della “rinocerontite”:   

BERENGER Ma se proprio non ci si vuole ammalare – capisce? -se assolutamente non ci si vuole ammalare di questa malattia che in sostanza è una malattia nervosa… allora non ci si ammala, non ci si ammala!   

La si definisce “malattia nervosa” subordinandola al primato della volontà. Questo è esemplificativo dell’antropologia dell’Uomo Contemporaneo, quello che realizza per scelta eventuali legami sociali e che ben conosce il suo cervello, il suo DNA, poiché è stato in grado di conoscere la materia di cui l’Uomo stesso si costituisce fino alle particelle essenziali: può calcolare i suoi comportamenti, può controllarsi, può padroneggiare il suo strumento fisico poiché ne conosce i sistemi di funzionamento, fino ad averli traslati in un linguaggio matematico. Eppure, nelle rappresentazioni di Dalì, come in fondo nel teatro di Ionesco, questa disgregazione dell’Essere Umano nelle sue parti più essenziali non fa che destratificarlo fino a giungere all’essenza più profonda della sua esistenza: il nulla. 

Anche la narrazione scientifica si rivela, in ultima istanza, assurda. 

La curva logaritmica del corno del rinoceronte diviene uno dei simboli più potenti dei tempi moderni, tanto che, dice Dalì, “voglio che la mia statua sia un rinoceronte cosmico e la sua parte posteriore dovrebbe contenere non le solite granulazioni, ma un cavolfiore diviso in due con un piccolo cavolfiore all’interno”. Dalì, in questo modo, rende l’immagine del rinoceronte -ancora una volta- l’incarnazione della cosmologia contemporanea investendolo dei principi matematici in grado di spiegare -per tramite della proporzione aurea e le descrizioni logaritmiche- finanche la Bellezza nella forma di tutte le cose. Il rinoceronte diventa un animale razionale, mistico, ricco di virtù surreali che vedono la propria realizzazione massima nelle sculture “Rinoceros Cosmique” e “Rinoceronte Vestido con Puntillas” (1956) ed in entrambi i casi si ripropongono le fattezze anatomiche della xilografia di Durer. 

Il Rinoceronte come simbolo del sistema

Il rinoceronte incarna, dunque, la cosmologia stessa, si fa simbolo del sistema culturale, e nella commedia, si mostra come gli esseri umani decidano consapevolmente di assumerla come propria onde evitare una miserabile solitudine e con essa il precipitare nel caos. Anche nel contesto post-moderno, infatti, in un mondo privo di appigli significanti, le cosmologie propugnate diventano una possibilità di dare un senso ad un mondo altrimenti assurdo. L’uomo si deumanizza fino a trasformarsi in bestia pur di aggrapparsi ad un plausibile senso della sua esistenza. Anche la propaganda dell’ISIS, i cui effetti sono ancora palpabili, ha rappresentato la narrazione di un totalitarismo che, mediata dalle nuove tecnologie della comunicazione, ha trasmesso un’ideologia forte e, quindi, un appiglio sicuro per chi altrimenti si sarebbe visto svuotato d’ogni ragion d’esserci.    

BERENGER   Ma allora, come potrai salvare l’umanità?   
DAISY   E perché dovrei salvarla?   
BERENGER   Che domanda! Fallo per me, Daisy. Salviamo il mondo!  
DAISY   E chi ti dice che non siamo noi che abbiamo bisogno di essere salvati? Forse gli anormali siamo proprio noi!   
BERENGER Tu stai delirando, Daisy. Hai la febbre.   
DAISY  Perché? Ne vedi degli altri, tu, della nostra specie?   
BERENGER Daisy: ti proibisco di dire certe cose!   
DAISY   Guarda! Sono loro l’umanità! Sono così allegri… si sentono così bene nella loro pelle! Non hanno affatto l’aria di essere pazzi. Sono normalissimi. E hanno tutte le ragioni.     

In Ionesco la trasformazione nell’animale cosmico potrebbe rappresentare la volontà dell’Uomo di incarnare una mitologia, la necessità di dare un senso alla propria vita pur nella consapevolezza della sua inevitabile falsità, trovare un modo per significare il mondo e dare senso alla propria identità, trovare un posto nel contesto: affidarsi ad una cultura fino al punto di rinunciare alla propria natura, quella Umana. Il rinoceronte è chi sembra aver trovato un significato, chi sembra felice insieme alla massa, chi sembra padrone della sua scelta d’essere un rinoceronte.

JEAN   La morale! Gliela raccomando, la morale! Ne ho abbastanza della morale; bella roba! Dobbiamo andare oltre la morale!   
BERENGER   E con che cosa vuole sostituirla?   
JEAN   Con la natura.   
BERENGER   La natura?   
JEAN   Certo. La natura ha le sue leggi. La morale è contro natura.   […]  
BERENGER  […]Ma lei sa benissimo che l’uomo…   
JEAN  … l’uomo! Non dica più questa parola!   
BERENGER   Voglio dire, l’essere umano, l’umanesimo…   
JEAN   L’umanesimo è finito! E lei è un ridicolo romantico!      

Bérenger incarna l’Assurdo, incarna chi non intende accettare la falsità delle sovrastrutture sociali condannando se stesso alla verità dell’insensatezza dello stare al mondo. Egli è l’Uomo che compie il sacrificio più grande di tutti, rinuncia alla sua stessa identità, rinuncia alla possibilità di riconoscersi -poichè è solo nel mondo sociale che la conoscenza di Sé può trovare un senso- in nome dello sforzo di costruire un nuovo Umanesimo, pur essendo consapevole della vanezza di una tale intenzione, ma -come nel Sisifo di Camus- accetta l’insensata fatica di rimanere Umano.  

BERENGER Contro tutti quanti mi difenderò, contro tutti quanti! Sono l’ultimo uomo, e lo resterò fino alla fine! Io non mi arrendo! Non mi arrendo! 

Fonti

Testo: 
Traduzione di Giorgio Buridan; Da TEATRO 1; Giulio Einaudi Editore – Torino – 1976 http://teatromelograno.altervista.org/ionesco-rinoceronte.pdf

Immagini:
Xilografia di Durer https://www.lorenzotaccioli.it/albrecht-durer-e-le-sue-incisioni/
“Creazione degli Animali” di Raffaello https://www.settemuse.it/pittori_scultori_italiani/raffaello_sanzio_8.htm
Stemma di Alessandro de’Medici  https://www.wikiwand.com/it/Alessandro_de%27_Medici_(duca_di_Firenze)
Foto di Salvador Dalì con rinoceronte https://www.thedaliuniverse.com/it/news-dali-e-il-rinoceronte
Foto di Salvador Dalì che dipinge con rinoceronte https://mashable.com/2016/08/14/dali-rhino/?europe=true
“Assumpta Corpuscularia Lapislazulina” di S. Dalì https://www.salvador-dali.org/en/artwork/catalogue-raisonne-paintings/obra/670/assumpta-corpuscularia-lapislazulina
“Madonna Microfisica” di S. Dalì https://www.salvador-dali.org/es/obra/catalogo-razonado-pinturas/obra/685/madona-microfisica
“Rinoceros Cosmique” di S. Dalì https://www.thedaliuniverse.com/it/rhinoceros-cosmique-piccole-museali
“Rhinoceros Habille en Dentelles” di S.Dalì https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Dal%C3%AD.Rinoceronte.JPG

Valerio Elia
Valerio Elia

*Laureato in “Scienze e Tecniche Psicologiche” ed in “Psicologia Clinica e di Comunità”; specializzando in “Neurobiologia”; appassionato d’Arte e Bellezza.